Domani, 11 luglio 2022, inizia ufficialmente il 34mo Capitolo generale delle Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione. Ma già da mesi, in ogni Comunità della Congregazione, insieme ai preparativi prescritti e alle riflessioni opportune, come si è avuto modo di dire anche nei post precedenti, si fanno preghiere “apposite” per il buon esito del Capitolo. Sembrerebbe – e lo è, in effetti – una cosa normale rivolgersi a Dio e supplicarlo prima di affrontare un momento importante della vita della Congregazione, proprio come ogni discepolo di Gesù è invitato a fare in tutta la sua vita.

Nel nostro caso, però, è la finalità – il buon esito – che merita alcune considerazioni. Per intanto è opportuno chiedersi quale sia il buon esito per cui si prega. Come è facile intuire, infatti, il buon esito a cui si pensa può essere diverso da una persona all’altra; talora può capitare che sia addirittura in contraddizione con quello che altri desiderano…. E per cui ciascuno prega. Non è un gioco di parole, e neanche esercizio di filosofia a buon mercato: la preghiera è una cosa seria.

E per il cristiano la preghiera è sempre mettersi davanti a Dio, e chiedere – cioè mettere completamente a disposizione sé stessi – che sia Lui a guidare gli eventi, come apprendiamo a dire nella preghiera cristiana per eccellenza, il Padre nostro.

Da qui sembra facile conseguenza desumere che la prima grazia – o il primo buon esito, se si vuole – che si ottiene nella preghiera autentica, è proprio il riferimento ad un Bene più grande, comune, che porti a desiderare il Sommo Bene, che è tale per tutti e per ciascuno.

Perché, seguendo la logica del corpo magistralmente richiamata da San Paolo, se “un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1Cor 12,26). Il primo dono, la prima grazia, è chiedere al Signore di entrare in questa logica, perché ciascuno dei Fratelli – cioè tutti i membri della Congregazione, e non solo i delegati al Capitolo – si sentano un corpo unico, ciascuno con le sue caratteristiche e particolarità:

E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: “Poiché non sono mano, non appartengo al corpo”, non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: “Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo”, non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: “Non ho bisogno di te”; oppure la testa ai piedi: “Non ho bisogno di voi”. Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1Cor 12,14-26).

Continuiamo, allora, a pregare. E’ – ancora una volta – l’invito che rivolgiamo, oltre che a noi stessi, anche a tutti coloro che ci seguono, che ci accompagnano, che ci stimano o che anche ci criticano. Preghiamo perché il Signore ci doni di desiderare e di vedere il “buon esito” che Lui si attende dal nostro incontro e dal nostro lavoro.

La nostra Madre Immacolata, il Beato Luigi Monti, nostro fondatore, e i Fratelli santi che ci hanno preceduto intercedano per noi.

Signore, donaci pensieri chiari,
preservaci da chiacchiere inutili,
concedi il distacco necessario per giudicarci,
per scoprire le nostre possibilità e i nostri limiti.

Non permettere che ci insuperbiamo per i successi
o ci scoraggiamo per gli insuccessi.

Fa’ che ci comprendiamo reciprocamente,
anche quando le opinioni divergono;
che non litighiamo, anche quando l’argomento ci divide.
Vogliamo servire te, mediante il lavoro che compiamo per la comunità.

Amen.